Ostara: l’Equinozio di Primavera e la Pasqua

di Micaela Balice

Dietro alla vetrina nascosta, migliaia di cioccolatini aspettano di essere venduti. Uova, animali, nidi di Pasqua avvolti da nastri in scatole regalo, coniglietti con vivaci guarnizioni di cellophane…
Domani certo i bambini si sveglieranno al suono delle campane di Pasqua e il loro primo pensiero non sarà
«E’ risorto!», ma «Cioccolatini! Cioccolatini di Pasqua”».
Ma come sarebbe se non ci fosse la cioccolata?”

Joanne Harris, Chocolat

L’Equinozio, o Capodanno primaverile, nel mondo rurale e pagano indica l’effettivo inizio del lavoro agricolo con le semine in campo e la raccolta della prime erbe selvatiche ed insalate.
Il preludio a questa risurrezione della natura è stato senz’altro il Carnevale, marcato dalla porta del tempo della Candelora, il 2 febbraio.

L’Equinozio indica quel punto dell’anno solare in cui il tempo della luce equivale al tempo del buio. Può essere primaverile o autunnale.

La data legale dell’equinozio di primavera è variata nella storia a seconda dei luoghi (pur aggirandosi attorno al periodo primaverile): a Roma era fissata per il 25 marzo, ad Alessandria d’Egitto il 21. I cicli durante gli anni erano comunque molto imperfetti e costringevano a continui adeguamenti. Fu il Concilio di Nicea che nel 325 d.C., tra le altre cose, fissò anche la data per l’equinozio nel calendario giuliano al 21 marzo (Cfr. Cattabiani, p.173). Oggi viene considerato l’Equinozio astronomico e quindi non è più fisso ma oscilla secondo gli anni tra il 20 e il 21 marzo.

Il periodo equinoziale di primavera è strettamente legato ai culti di fecondità e fertilità che sin dalle origini della storia e preistoria umana, hanno scandito i tempi sacri per assicurarsi la vita, il cibo, la prosperità.
Non a caso i suoi simboli sono uova, conigli e colombe e la stessa morte e resurrezione divina del Cristo rimanda ai ben più antichi riti di morte e rinascita del re dell’anno.
Ma a scandire, ancora una volta, il tempo della rinascita è la Luna, dea del ciclo Vita-Morte-Vita.

La Luna equinoziale

Sia la Pasqua ebraica sia quella cattolica utilizzano come astro indicatore del tempo sacro la Luna.
La Pasqua ebraica cade infatti al plenilunio del primo mese lunare dopo l’equinozio primaverile. Mentre quella cristiana e cattolica fu fissata, anch’essa a Nicea, nella prima domenica dopo il plenilunio che segue l’equinozio primaverile.

Per il contadino era di vitale importanza prevedere con la massima esattezza l’andamento dell’anno agricolo, perché solo così si sarebbe assicurato il necessario per la sopravvivenza.

Scrive Grimaldi: “Due grandi momenti contrassegnano l’attività annuale del contadino. Dall’equinozio di primavera a quello autunnale si assiste ad un notevole intensificarsi ed estendersi dei ritmi lavorativi nel corso della giornata, mentre nel periodo invernale si hanno pochi impegni nei campi, i ritmi produttivi rallentano e la gente trova il tempo per riscoprire momenti di intensa socialità” (Grimaldi, p.42)

La luna del 2 febbraio (Candelora), ovvero la fase in cui si presenta in quel giorno, governa il tempo del Carnevale, l’ultimo novilunio d’inverno.

Indicando l’inizio della Quaresima permette di allineare il tempo pasquale con l’effettivo arrivo della primavera. Se l’ultimo giorno di Carnevale cade esattamente il 2 febbraio ci ritroveremo una Pasqua precoce (detta alta) ossia molto prossima all’equinozio di primavera.

Viceversa se il novilunuo carnevalesco scivola a fine mese anche la Pasqua, col suo plenilunio, sarà tarda.

E’ la lunazione di Pasqua, detta anche e non a caso Luna della Lepre, che regola la scansione delle feste mobili: il primo plenilunio che cade dal 21 marzo in poi determina nella domenica successiva la ricorrenza pasquale, così come stabilito a Nicea.
La prima data possibile è quindi il 22 marzo, per i cristiani: la scadenza pasquale più alta detta anche “in chiave anteriore”. “Grazie al gioco della luna sull’anno tropico, Pasqua cambierà tra questa chiave anteriore e la sua scadenza più bassa del 18 aprile (che sarà rinviata al 25 se il 18 cade di domenica). E’ la chiave posteriore” (Gaignebet, Lajoux, 1985, p.69, n.6 in Grimaldi p. 79).

Abbiamo visto che il contadino controlla il tempo del 2 febbraio (Candelora) e se trova che il novilunio avviene in quei pressi abbiamo la coincidenza del Carnevale con l’inizio di febbraio e la Quaresima lì dappresso. La Pasqua allora sarà alta (attorno al 22 marzo) e coinciderà con l’equinozio di primavera.
Ciò indica al contadino un’annata in cui la ruota solare al tempo dell’Equinozio coincide con il tempo mobile scandito dalla luna (che determina il clima) e la primavera metereologica corrisponderà a quella solare.

Viceversa le semine dovranno attendere per allinearsi in modo produttivo con la luna che sfasa il calendario lunare con quello solare.
Infatti, come dice anche il Grimaldi, “il contadino temeva una Pasqua molto bassa, segno di un lungo inverno che avrebbe influenzato tutta la nuova stagione agraria.”(Grimaldi p. 84).

Un proverbio piemontese recita Trist’ a cul an che Crist u ciapa Giuan (triste quell’anno in cui Cristo prende Giovanni) indicando che quando la festività del Corpus Domini – ultima festa mobile del ciclo pasquale – coincide col giorno di San Giovanni, per la campagna sarà un anno difficile.

Stretti simboli del mondo lunare che ancora ci ricordano la rinascita della vegetazione e della fecondità (e sensualità) animale sono quelli che ancora oggi ornano le vetrine dei negozi e vengono scambiati e regalati ai bambini.

Il coniglio

Il coniglio pasquale (o la lepre) che depone uova dolci e decorate nei prati affinché i bambini la mattina di Pasqua li vadano a cercare, è un personaggio mitico legato all’uomo lunare.
Essendo la Pasqua una festa mobile corrispondente alla prima luna piena dopo L’Equinozio, il suo plenilunio è considerato nella cultura popolare la massima punta della fertilità e fecondità dell’anno sia per la terra sia per gli animali.

È in questo periodo infatti che nascono le prime erbette, i primi pulcini, i leprotti e via dicendo.
Il coniglio pasquale è dunque un personaggio mitico che assicura al plenilunio la covata di uova fecondate.

Ma perché collegare il coniglio alle uova? Il coniglio corre veloce per i campi ed è questa “corsa” un simbolo di fecondazione della terra e quindi di tutti i suoi abitanti.

Le corse sui campi per fecondarle sono riti antichissimi: correvano le giovani pubere al primo ciclo e correvano i buoi dai campi al centro del villaggio nei riti di primavera giunti quasi intatti fino ai nostri giorni.

Per quanto riguarda il potere della lepre, è nota l’attribuzione di straordinaria forza procreativa al coniglio nella tradizione e nel folklore.

“Ma il coniglio lunare che feconda la terra è sempre un personaggio del regno dei morti che ogni anno concedono la fertilità ai vivi” (Bonnet, p. 108) e lo possiamo riconoscere nelle forme che si disegnano nel disco lunare.

Il lato visibile della luna al suo massimo splendore ci mostra delle macchie scure che paiono il profilo di una lepre gigante con le sue lunghe orecchie.

La natura stessa dell’animale, che vive sotto terra scavando ampie tane ma si nutre e moltiplica al di sopra, lo rende un animale della soglia, come giustamente notava la Bonnet.

L’uovo

Per comprendere le antiche simbologie pagane è necessario fare sempre riferimento al mondo contadino (pagus: abitante del villaggio, del borgo) e ai suoi tempi ciclici che hanno codificato poi quei simboli e quei rituali che ancora oggi (benché acquistiamo gli alimenti al supermercato e la stessa agricoltura si è slegata dal ritmo naturale) rimangono come traccia indelebile.

Nel mese di febbraio le galline cominciano a covare e raggiungono la produzione massima di uova tra marzo – aprile e agosto – settembre. L’inizio della produzione di uova dopo l’inverno costituiva un elemento portatore di ricchezza: in marzo infatti le scorte alimentari erano esaurite o ben scarse.

Le uova di gallina erano inoltre considerate i soldi delle donne: grazie alla vendita di quest’ultime la contadina si assicurava un piccolo gruzzolo, un bene di cui disponeva a piacere, senza dovere necessariamente renderne conto al marito (cfr. Bonnet, 105 ).

L’uovo come simbolo di fertilità veniva così mangiato nelle frittate pasquali, consumate all’aperto il lunedì successivo alla domenica di Resurrezione.
Lo stesso valeva per le uova dolci che si preparavano ai bambini, di cui l’uovo di cioccolato è l’ultima rimanenza.

Uova dolci o uova sode decorate venivano nascoste nel giardino ed ai bambini si raccontava che fossero state deposte dal coniglio pasquale. Il mattino di Pasqua i bambini, appena svegli, dovevano correre fuori e cercarle.
Ma la domenica stessa di Resurrezione veniva anche chiamata Pasqua d’Uovo perché la si festeggiava donando e mangiando uova sode colorate che erano state benedette in chiesa al sabato santo.

Usanza in tutta Europa era regalare uova smaltate, in porcellana, in lapislazzuli, in vetro e persino in oro o argento. Ancora oggi si possono trovare nei mercatini dell’antiquariato uova vittoriane dalle più favolose decorazioni.

In ogni tradizione l’uovo è simbolo di rinascita: nella tradizione cattolica è simbolo del Cristo risorto e speranza della futura risurrezione dei fedeli.

L’uovo appartiene anche al ciclo delle questue. Questo ciclo cominciava con Samhain, Halloween o Tutti i Morti nella tradizione cattolica, il 31 ottobre. Proseguiva in alcuni posti con le questue dell’Epifania e arrivava fino alle sfilate del Primo Maggio – Beltane.

Era usanza anche nelle campagne del Monferrato Casalese fare una di queste questue quindici giorni dopo Pasqua: i bambini chierichetti, andando a benedire le case, ricevevano in dono dalle famiglie uova e soldini. Con le prime la perpetua cucinava una grande frittata per festeggiare, e i secondi venivano divisi tra i chierichetti (Cfr. Balice, p.42).

La questua delle uova (che si ripeterà a maggio) eseguita dai bambini riporta ai riti di compiacimento delle energie sottili grazie al favore delle anime pure – i bambini – per assicurarsi fecondità, fertilità e abbondanza per l’annata successiva.

La colomba

Simbolo nella tradizione cristiano – cattolica sia del Cristo sia dello Spirito Santo, nel mondo pagano la colomba è strettamente legata al ritorno del tempo dell’amore, ricordandone, con le tenere effusioni che i colombi si scambiano in questa stagione, la purezza: la coppia di colombi che costruisce il suo nido, genera il piccolo e lo curerà con amore mantenendosi fedele è simbolo di un amore di coppia tenero e perfetto.

Ma la colomba è stata anche uno degli animali legati al divino femminile sin dalla preistoria: portatrice di primavera, uccello dell’anima, rappresentata in tutte le raffigurazioni della Signora degli animali e della vegetazione, comprese quelle mariane (Cfr. il lavoro di Marija Gimbutas).

Le Campane

Le campane sono un altro simbolo che unisce la religiosità cristiana con gli antichi culti pagani di fertilità. Ancora pochi anni or sono si regalavano fatte con la cioccolata, proprio come le uova.

Nella ritualità cattolica dell’intenso periodo di Pasqua con la morte del Cristo il tempo si ferma, a lutto. Le campane, che han scandito per tutto l’anno i momenti di festa, lutto e raccolta, ora tacciono a mezzogiorno del venerdì santo.

Il suono delle campane rappresenta un importante riferimento temporale per il contadino. Con la sospensione del suono delle campane il tempo resta sospeso e introduce tutta la comunità al tempo di mezzo, di passaggio, che è la morte.

Verso le dieci del mattino del sabato santo le campane vengono nuovamente suonate a ripetizione: si diffondeva per le campagne quello che veniva chiamato il suono del Gloria.
In chiesa si scoprono le croci (precedentemente coperte) e il Santissimo viene riportato sull’altare maggiore. Il tempo della morte è finito: il Cristo sta per risorgere.

Nei campi si consumavano invece gli antichi riti pagani: non appena il Gloria suonava, i bambini correvano ad abbracciare gli alberi perché producessero più frutti, i contadini andavano nella vigna a legare alcuni tralci di vite per cominciare il lavoro al suono del Gloria e tutti correvano a bagnarsi gli occhi o con dell’acqua benedetta o con l’acqua di pozzi o sorgenti che vi erano a disposizione. Al suono del Gloria tutte le acque erano sante (Cfr. Balice, p. 157, e Grimaldi, p. 195).

Inoltre nelle culture tradizionali arcaiche di tutto il mondo (oggi come un tempo) il suono di campane o sonagli contribuisce a scacciare le energie negative (demoni) e a ristabilire un equilibrio cosmico finalmente purificato.

La Pasqua solare

L’aspetto solare dei riti primaverili è visibile in tutto il complesso impianto della morte rituale del dio e della sua successiva resurrezione o rinascita.

Come tempo solare, ricordiamo, siamo nella porta equinoziale.
Se la porta equinoziale e il plenilunio corrispondono si ha il matrimonio perfetto: le stagioni climatiche corrispondono alla scansione temporale dell’anno solare, la prosperità è garantita.

Sotto il segno dell’ariete

Con l’Equinozio il sole entra nel segno zodiacale dell’Ariete.
Sia la Pasqua ebraica sia quella cristiana cadono sotto questo segno: l’agnello maschio diventato adulto.
L’Ariete domina il periodo tremendo che segna il passaggio dall’inverno alla primavera, dal vecchio al nuovo anno, è il primo segno dello zodiaco.

Ecco che il sacrificio dell’ariete è un tema noto sin dall’antichità: l’ariete sacrificato per offrire il vello d’oro, pegno di salvezza nei miti Greci fino all’Agnello di Dio immolato per la nostra salvezza sulla croce e per noi risorto (Cfr. Cattabiani, p.166).

Ma la morte e resurrezione degli dei era un tema già noto: Adone, festeggiato ad Atene nelle Adonie, ed ancor prima Tammuz festeggiato dai Fenici, dio babilonese al quale i fedeli si rivolgevano chiamandolo Adon, signore, subiscono la stessa sorte. E Tammuz era anche detto Pammegas (l’universalmente grande, il sommo) diventando Pan in Grecia.
Dioniso Eleuterio era festeggiato in Grecia un mese dopo l’equinozio di primavera nelle Grandi Dionisie dove il dio morto e resuscitato veniva trasportato come statua in una processione accompagnata da simulacri di forma fallica.

Per il mitraismo all’equinozio di primavera cadeva la nascita del mondo e il suo futuro rinnovarsi alla fine del Grande Anno.
Il motivo ricorrente in tutti i miti era il sacrificio di un dio a cui succede una creazione – rinascita, simboleggiati dal sole che incrocia e poi supera la linea dell’equatore celeste (Cfr. Cattabiani, p.162 – 165).

Sicuramente oggi il rito più complesso è la Pasqua cattolica: la struttura rituale cominciava dal Mercoledì delle Ceneri (legato al novilunio carnevalesco) per proseguire con la Quaresima di purificazione, culminare con le celebrazioni pasquali e terminare al Corpus Domini, festa mobile che può giungere fino a fine giugno.

In questo modo la ritualità cattolica comprendeva al suo interno tutte le celebrazioni legate al risveglio della natura e alla propiziazione del sacro e divino che un tempo i pagani ritualizzavano per assicurarsi l’abbondanza.

Uno studio accurato della simbologia cattolica del periodo pasquale si trova in Cattabiani e qui è impossibile delinearne i contenuti in modo approfondito.
La scansione temporale al culmine della morte e resurrezione del Cristo, però, mantiene ed esalta tutta una simbologia legata alle forze del divino che si manifestano nella sua potenza proprio grazie ai riti e all’uso dei simboli ad essi legati: l’olivo e la palma dell’entrata di Gesù in Gerusalemme, l’olio sacro e l’unzione dei catecumeni, il pane e il vino dell’ultima cena, il silenzio del venerdì santo con la soppressione del suono delle campane, la via crucis, la croce e la drammatizzazione della passione del Cristo, il dolore e la penitenza che si rivivono tra i fedeli, fino al culmine dell’accettazione della morte in tutto il suo aspetto di dolore e contrizione.

Il dio è morto.
Culmine di sofferenza che prelude alla gioia più grande: quella di scorgere nella morte stessa e nella sua ineluttabile accettazione, la resurrezione del dio vivente, il suo ritorno: colui che ha sconfitto la morte come il sole che risorge ad un’alba nuova e si appresta a percorrere quello spazio di zodiaco che lo vedrà, a breve, trionfare nel Solstizio estivo.

Ed è in queste celebrazioni, dove il mistero della morte si coniuga a quello della vita e al superamento della morte stessa, che auguro a ciascuno di noi di trovare (o ritrovare) in un uovo di Pasqua o nel suono del Gloria, la rinascita dei nostri sogni migliori.

©2008 – 2020 Testo di Micaela Balice

Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.

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Bibliografia
BALICE, Micaela, Il calendario rituale contadino: il ciclo della vita nel Casalese (Tesi di laurea, A. A. 1993/1994, Corso di Laurea in Pedagogia, Università degli Studi di Torino)
BONNET, Jocelyne, La terra delle donne e le sue magie, Red Edizioni, Como 1991
CATTABIANI, Alfredo, Calendario, Mondatori 2003
GIMBUTAS, Marija, The language of the goddess, Thames & Hudson, 1989
GRIMALDI, Piercarlo, Il calendario rituale contadino, Franco Angeli Torino 1993
FLAGG, Fannie, Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop, Sonzogno, Milano 1992
PINKOLA ESTÉS, Clarissa, Donne che corrono coi lupi, Frassinelli, 1993
STONE, Merlin, When God was a woman, Harvest/Harcourt Brace edition 1976

Immagini tratte dal web, no credits disponibili

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