La raccolta delle erbe officinali

“Ora, prima che il sole si avanzi, col suo occhio fiammeggiante a rallegrare il giorno e ad asciugare l’umida rugiada della notte, questo paniere di vimini deve esser pieno di erbe velenose e di fiori dal succo prezioso.”

Frate Lorenzo in Romeo e Giulietta, William Shakespeare

Tra le medicine tradizionali una grande parte la fa la raccolta e l’uso delle officinali. Luso delle erbe come medicina è antico quanto l’uomo ed è sempre stato, forse fino all’avvento della chimica, strettamente legato al territorio.

Nelle comunità arcaiche le donne raccoglitrici si occupavano dei vegetali sia per il nutrimento sia per la cura. Conoscevano le proprietà delle piante selvatiche e con l’avvento dell’agricoltura le trasportarono come aromatiche ed officinali nel cortile di casa realizzando l’orto dei semplici.

Aromatiche ed officinali si differenziano relativamente in quanto tutte le aromatiche sono anche officinali mentre non è vero il contrario: non tutte le officinali hanno anche proprietà utili in cucina.

La prima variabile da tenere conto per la raccolta è il rapporto col territorio: ogni pianta maturerà un livello di principi attivi parzialmente diversi a seconda di dove e di come cresce. Conoscere il proprio territorio è fondamentale e fa parte di quel legame magico con la natura che fa del vecchio e della vecchia erborista dei conoscitori empirici e non teorici.

La seconda variabile invece è il tempo. Conoscere il ritmo naturale (calendario solare e calendario lunare) permette di connetterci nel modo migliore con le erbe che desideriamo utilizzare per il nostro benessere.

Infine, nel mondo magico delle medicine popolari vi sono i gesti e i riti, parte essenziale del potere curativo che l’erba acquista: non si parla quindi di proprietà fitoterapiche ma piuttosto si cerca di entrare in sintonia col carattere della pianta e di rivolgerlo verso la destinazione d’uso che riteniamo utile in base ad una sorta di simpatia o sinergia energetica.

Per fare ciò la tradizione vuole che la raccolta, in cui facciamo nostra la pianta, segua se non proprio un rituale preciso, delle linee guida che sono il canale di comunicazione simbolica tra raccoglitore e raccolto e sopratutto contengono già parte se non tutto l’intento per cui si sacrifica una parte di vita dell’erba per il nostro beneficio.

Questo è il primo accorgimento magico per attivare l’aspetto apotropaico di un’erba. Tutto nasce dal simbolo, dalla “carica” emotiva – ed energetica – che stabilisce un contatto tra noi e la pianta.

Nel mito le erbe andrebbero raccolte le notti di luna piena, girovagando tra i boschi, magari con una scorta di miele, latte o tabacco sfuso da lasciare in dono per contraccambiare.

Sebbene sia un’esperienza di sicuro impatto emotivo e magico non sempre è possibile attuarlo e forse non ci siamo più abituati.

In senso erboristico possiamo comunque tranquillamente raccogliere le erbe durante il giorno ma in mattinata, la prima mattina non appena il sole ha asciugato la rugiada è l’ideale.

Si sceglie un giorno di sole e quindi asciutto (per garantire una minore presenza di umidità che ne pregiudicherebbe l’essiccazione), sarebbe preferibile che non abbia piovuto da almeno tre giorni.

Dal punto di vista astrologico sicuramente la raccolta nei giorni di luna piena (anche se effettuata di giorno) ha il suo valore perché le piante sono nella massima espressione delle loro potenzialità.

La seconda attenzione va data alla parte che si intende raccogliere: se è una radice sicuramente sarà meglio raccogliere in un giorno di Terra (ovvero nel quale la luna transita in un segno di terra); per le sommità fiorite si attenderà un giorno d’Aria, per i frutti un giorno di Fuoco e per le foglie un giorno di Acqua (facendo attenzione però che non piova o che non vi sia umidità eccessiva).

Il segno zodiacale maggiormente legato alla magia delle erbe è lo Scorpione, pertanto giorni in cui la luna vi transita sono favoriti, mentre per l’aspetto officinale i transiti in Sagittario sono ottimali.
Se poi si vuole raccogliere erbe amare per il cuore allora si cercherà un giorno in cui la luna entri nel Leone; e così via.

Per quanto riguarda il legame tra luna e segni zodiacali potete approfondire leggendo l’articolo dedicato sul sito.

Le erbe sono state inoltre associate sin dall’antichità a pianeti e costellazioni, pertanto si può decidere i momenti di raccolta o lavorazione anche in base a queste caratteristiche che appartengono alle segnature specifiche della pianta. Non le indico qui in quanto le segnature variano a seconda delle scuole di appartenenza e rischierei di dare un’informazione incompleta.

Il momento più magico per la raccolta delle erbe è la notte di San Giovanni (24 giugno, solstizio estivo), dove le piante sono al massimo del loro potere terapeutico.

Pur tenendo conto di quanto sopra non sempre riusciamo a seguire i ritmi della natura: possiamo comunque avere un rapporto semplice e quotidiano con le nostre erbe anche solo attenendoci alle seguenti regole base:

  • raccogliere in un giorno asciutto di prima mattina;
  • salutare e ringraziare la pianta per il dono che sta per farci
  • ringraziare dopo la raccolta donando in cambio un qualcosa: miele, tabacco, latte, una benedizione o una preghiera.

Dipende dalle tradizioni ma anche dal vostro animo: le erbe percepiscono comunque.
L’importante è ristabilire l’equilibrio: come prendiamo così doniamo.

Ricordiamoci sempre di non danneggiare le piante madri: prendere solo il necessario lasciando sempre fiori, semi o quant’altro sia utile alla riproduzione della pianta.

MODALITA’ DI RACCOLTA

Le erbe vanno raccolte a mano: per quanto riguarda i fiori va preso il capolino tra il pollice e l’indice e con l’unghia del pollice si incide il gambo generamente subito sotto l’infiorescenza. Le sommità fiorite (come nella menta o melissa) invece vanno prese a circa dieci centimetri.

Le foglie possono essere raccolte allo stesso modo ma è meglio tagliare i primi dieci o venti centimetri (a seconda della specie) del ramo per poi farne dei mazzetti da appendere per l’essiccazione.

Le radici vanno raccolte con un coltellino col quale si scava a fianco della radice cercando di ammorbidire la terra e di non rompere la pianta. Una volta allargato lo spazio attorno, dolcemente, come una levatrice con la testa del bambino, tirate ruotando appena da un lato all’altro in modo che la pianta si sfili via con delicatezza.

I frutti o le bacche vanno raccolti dal ramo a giusta maturazione: in genere bastano le dita ma un coltellino sempre a portata non guasta.

I petali, come nel caso del papavero, vanno sfilati dolcemente dalla corona e messi un un cesto o un sacchetto del pane in modo che non si schiaccino tra loro. Vanno subito posti ad essiccare preferibilmente su griglie o in ampie ceste con l’accortezza di posizionarli in modo che non si tocchino tra loro.

I semi vanno raccolti a maturazione della capsula, tagliando il gambo della pianta a circa quindici centimetri dalla sommità e fatti essiccare con la “testa” dentro un sacchetto di carta. Una volta essiccati vanno scossi per far uscire tutti i semi.

LA MONDATURA

Questa è un’antica operazione che richiede il suo tempo: prevede la pulizia del raccolto da eventuali parti guaste o insetti e si svolge subito dopo la raccolta.

Con calma si verificano le foglie, sopratutto guardando la pagina inferiore che potrebbe nascondere anche piccole uova d’insetti o muffe.

Si scartano quelle ammaccate, annerite, quelle mangiucchiate, scolorite e via dicendo. Si scollano un po’, si fanno saltare nelle ceste per eliminare la povere che in genere si deposita sul fondo.

Le radici si raschiano dolcemente con un coltellino o con una spazzola da verdure per eliminare la terra in eccesso.

ESSICCAZIONE

Una volta raccolte e mondate potete mettere le erbe dentro delle ceste dove si essiccano benissimo: all’ombra ed in luogo asciutto ma arieggiato.

È possibile anche costruirsi dei semplici essiccatoi con delle griglie lasciate così se molto fitte o ricoperte di carta velina (per avere una traspirazione ottimale) che consentono di essiccare non solo erbe ma anche, per esempio, la pasta fatta in casa.

Altro metodo per le foglie o le sommità fiorite è radunare i gambi in mazzetti non troppo spessi ed appenderle al soffitto: arrederanno la casa mentre si essiccheranno.

Un erba è essiccata quando ha perso gran parte dell’acqua, si presenta friabile e mantiene i colori di origine benchè più intensi. Se si presenta marrone scuro o nera non è da conservare in quanto probabilmente è stata raccolta in un momento di eccessiva umidità.

CONSERVAZIONE

Le erbe si conservano in sacchetti di carta o di stoffa, in barattoli di vetro scurito, in scatole di latta.

A volte il metodo di conservazione dipende dall’erba ma molto dipende dall’essiccazione: il vetro per esempio non fa traspirare per cui meglio usarlo per semi, radici o foglie ben essiccate.

I capolini dei fiori a volte mantengono un po’ di umidità all’interno per cui è meglio metterle in sacchetti di carta o di stoffa che traspirano di più.
Sistemate in luogo asciutto durano anche anni.

Dal punto di vista erboristico e magico ogni anno bisogna rinnovare la scorta di erbe: ciclo nuovo nuove energie.
Dal punto di vista commerciale si possono trovare erbe anche vecchie di tre anni. È il produttore ad indicare la “data di scadenza consigliata” nell’etichetta (ed in genere corrisponde ai tre anni dalla raccolta).

Un erba vecchia, a meno che non presenti evidenti segni di degenerazione come farfalline e filamenti dalla dubbia natura, non diventa né tossica né dannosa. Semplicemente perde parte del suo potere terapeutico.

E’ possibile però continuare ad utilizzarla per un bagno, bruciata con l’incenso, per una tisana di piacere e via dicendo.

Come vedete un buon erborista naturale impara ad avere un grande legame col territorio di appartenenza: deve conoscere il dove trovare le erbe di cui ha bisogno ma anche il quando e questo varia da zona a zona. Una buona scusa per riconnetterci alla natura nel qui e ora.

© 2009 – 2020 Testo di Micaela Balice
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.

Approfondimenti: l’uso delle erbe officinali.

Per saperne di più: workshop Erboristeria domestica, Medicine Popolari e S.Me.P.It.

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Bibliografia:
AAVV, Le Erbe, Fabbri Ed. 1976
MESSEGUE’ MAURICE, Il mio erbario, Mondadori, 1976
POLETTI ALDO, Curarsi con le erbe, Azzurra Ed.
POMINI LUIGI, Erboristeria italiana, Minerva Medica, 2000
JEAN VALNET, Cura delle malattie con ortaggi, frutta, cereali e argilla, Giunti, Firenze, 1987

Immagini royalty free dal web.

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