L’uso delle erbe officinali: infusi, decotti e beveroni

“Oh! grande è la virtù che risiede nelle erbe, nelle piante, nelle pietre e nelle loro intime qualità; poiché nulla esiste sulla terra di sì vile, che alla terra non dia qualche bene particolare; né cosa alcuna è così buona, che, distratta dal suo buon uso, non si ribelli alla sua origine, cadendo nell’abuso”

Frate Lorenzo in Romeo e Giulietta
William Shakespeare

Le erbe officinali possono essere usate in vari modi, alcuni molto semplici e di uso familiare e altri che richiedono invece procedimenti complessi e conoscenze approfondite tanto che in questo caso è meglio parlare di fitoterapia.

Come Strie mi occupo solo dell’uso popolare, casalingo e legato alla magia delle erbe. Sono interessata alle tradizioni e a come per millenni il legame con le piante selvatiche (curative, allucinogene e velenose) sia stato in mani delle persone comuni: di donne e uomini che per sensibilità e vocazione sapevano entrare in sintonia con l’erba e, senza analisi chimiche di sorta, conoscerne le proprietà trasmettendole poi empiricamente di generazione in generazione.

Come già espresso altrove, il rapporto col territorio e con la stagionalità corrispondente è fondamentale per il raccoglitore e la raccoglitrice di erbe: ogni pianta maturerà un livello di principi attivi parzialmente diversi a seconda di dove e di come cresce. Conoscere il proprio territorio è fondamentale e fa parte di quel legame magico con la natura che fa del vecchio e della vecchia erborista dei conoscitori empirici e non teorici.

Conoscere il ritmo naturale (calendario solare e calendario lunare) è l’altra variabile di base che ci permette di connetterci nel modo migliore con le erbe che desideriamo utilizzare per il nostro benessere).

Di seguito ti lascio alcune indicazioni per un uso familiare e domestico delle erbe officinali secondo la tradizione popolare.

L’INFUSO O TISANA

L’infusione è la più semplice lavorazione delle erbe dopo il consumo fresco (che rimane il più ricco modo di godere delle qualità delle erbe).
Il rito dell’infusione trova le sue radici nell’antico rapporto dell’uomo o della donna con la natura circostante.

Il rapporto con le erbe è curativo di per sé richiedendo tempo, calma, una pausa dallo stress della vita: rappresenta il valore che diamo a noi stessi rispetto alle cose da fare.
Un vero infuso non può quindi essere consumato in pochi minuti ma pretende un’attenzione e una disponibilità di almeno una mezz’ora.

Intanto vi è la preparazione dell’acqua che viene portata ad ebollizione.
Nel frattempo vanno disposte le erbe scelte (singole o in composti) nella misura di una manciata (ove non vi siano altre prescrizioni) all’interno di un filtro apposta per tisane.
Tale filtro va posizionato all’interno della tazza.

Una manciata può corrispondere all’incirca a due cucchiaini da caffè.
La quantità ha una relativa importanza se la tisana viene assunta non come medicamento specifico ma come panacea generale, sollievo (ciò non toglie che non abbia effetti medicamentosi): il Pomini come dosi medicali dà in genere da 1 a 3 grammi che si raggiungono facilmente nella manciata di cui sopra.

Si ricorda che se sono erbe fresche vanno calcolate col doppio del peso delle erbe essiccate: le piante fresche contengono ancora le porzioni di acqua che fanno peso mentre le secche hanno perso l’umidità.

Grande importanza ha invece il tempo di infusione che è l’elaborazione alchemica tra l’elemento acqua e i principi (energetici oltre che chimici) della pianta. Un matrimonio che necessita di quiete e pazienza affinché l’unione sia completa e per questo efficace.

Quando l’acqua ha quindi raggiunto il punto di ebollizione va versata nella tazza predisposta con le erbe ed il filtro (e mai il contrario).

La tazza va coperta con un piattino o con l’apposito coperchio (affinché gli oli essenziali non evaporino ma si condensino ritornando ad arricchire la tisana).

E qui prenditi la tua rivista preferita, il libro che stai leggendo, il maglione che sti facendo e goditi una calma di almeno 15 minuti.

Poi, pregustando già il momento, togli il filtro con le erbe (se vuoi puoi spremerle un po’ con un cucchiaino per recuperare ancora dei principi attivi) e copri nuovamente l’infuso in attesa che raggiunga la temperatura ideale che è quella corporea, ovvero che diventi tiepida.
Continuando a leggere la tua rivista, assapora la tisana ricordandoti di pensare al perché hai deciso di dedicarti questo momento e a cosa vuoi ottenere: nel fisico, nella mente e/o nello spirito.

Alla fine, se ti fa piacere, puoi si ringraziare le erbe per il prezioso dono che ti hanno offerto e si torna al tran tran quotidiano.

Le tisane possono essere bevute non dolcificate.
Alcune, dato il loro sapore molto amaro, possono venir corrette con limone e miele o con erbe correttive come la menta.

Come dolcificante, comunque, meglio usare il miele piuttosto che lo zucchero. In ogni caso sarebbe meglio evitare se possibile lo zucchero raffinato e i dolcificanti sintetici che, essendo energeticamente morti, non hanno nulla da donare né alla tua tisana né a te.

Sia la parte solida delle erbe sia i filtri di carta che le contengono (se non ami le erbe sciolte) possono essere uniti al compost e tornare così alla Terra.

Come dicevo sopra alcune erbe possono essere aggiunte alle tisane per migliorarne il gusto: i correttivi. Queste sono: Arancio dolce (scorze e fiori), Fragola (frutti), Genziana (radice), Gigli (tepali), Lampone (frutti), Lavanda (sommità fiorite), Limone (scorze), Liquirizia (radice), Melissa (foglie e sommità fiorite), Menta (foglie), Mentastro d’acqua (sommità fiorite), Ribes (frutti), Rosa di macchia o canina (petali, fiori e frutti), Rovo (frutti) – fonte: Pomini

I BEVERONI

Spesso vengono consigliati beveroni erboristici da litro che hanno senso se vi è poco tempo per preparare più infusi in un giorno, se vengono consumati in giornata e se si ricerca anche effetti diuretici. Viceversa l’ideale rimane la preparazione al momento, data la labilità dei principi contenuti nelle piante.

I beveroni si preparano come gli infusi: cambia la quantità sia dell’acqua (in genere 1 litro, salvo altre indicazioni) e dell’erba che deve essere maggiore, circa un cucchiaio – un cucchiaio e mezzo a seconda del tipo di erba o della parte.

L’infusione va mantenuta per circa 15 – 20 minuti e poi è fondamentale filtrare tutto e lasciare raffreddare.

Se ti fa piacere puoi dolcificare ma ti ricordo che è sempre meglio bere l’infuso senza zucchero.

Infine metti la tisana nella tua bottiglia o borraccia preferita, evitando possibilmente il metallo a meno che non sia di acciaio purissimo (metalli di bassa lega potrebbero cambiare il gusto della bevanda).

Portala dove vuoi, ma bevila in giornata.

I COMPOSTI

Una sola erba ha già il suo effetto terapeutico, specifico ma con uno spettro relativamente ampio visto che i principi attivi in una pianta sono migliaia.

E’ possibile però creare, anche con la propria fantasia o sensibilità, dei composti associando più erbe: per migliorarne l’efficacia o anche solo il gusto e la piacevolezza.

Si consiglia comunque di non mettere più di 5 erbe: il numero ideale rimane 3 (fatto salvo i consigli erboristici o fitoterapici specifici elaborati da esperti).

La prima cautela è la scelta di erbe ad uso familiare (menta, melissa etc.) e che quindi non hanno controindicazioni nell’associarle. Puoi poi unire erbe che migliorano il gusto: come scorzette di arancia o limone, o associare erbe per aumentarne gli effetti (menta e melissa insieme per esempio si potenziano a vicenda).

Si può anche associare un erba ad una spezia per chi ama i gusti decisi o a della frutta essiccata per chi ama quelli delicati. Oppure creare sfumature al gusto del thè lasciandolo in infusione con altre erbe. L’importante è che la quantità per tazza rimanga non eccessiva: dicevano gli antichi: “il poco basta, il troppo guasta”.

Infine puoi annotarti i tuoi composti preferiti, il loro gusto o i loro eventuali effetti su di te e tenere un ricettario delle erbe personale con i tuoi migliori composti.

IL DECOTTO

Il decotto è la versione dell’infusione per radici, cortecce e bacche: questi hanno infatti dei tessuti molto duri che vanno “spezzati” per liberare i principi attivi.

La maggiore permanenza in acqua e la bollitura per un lasso di tempo permettono di ammorbidire la scorza e liberarli.

Il decotto si prepara infatti mettendo le erbe in acqua fredda nel solito pentolino, nei rapporti richiesti o in misura della solita manciata.

Si porta ad ebollizione e si continua la bollitura a fuoco lento per almeno una decina di minuti in media: tutto dipende dalla durezza e dalla dimensione delle radici, delle cortecce o delle bacche.

Si spegne il fuoco si copre con il coperchio e si lascia in infusione per i soliti 15-20 minuti.

Si filtra e si gode della tisana come sopra, con calma e concentrazione sullo stato di benessere che si vuole ottenere.

TEMPI DI SOMMINISTRAZIONE

Per un uso curativo degli infusi è anche importante sapere quando prenderli a seconda del problema che stai affrontando.

Se non hai specifiche indicazioni del tuo erborista o medico, puoi seguire quelle generiche che lascio qui di seguito.

SOMMINISTRAZIONE PREPARATI ERBORISTICI a scopi curativi

§ – mattino a digiuno depurativi, lassativi, purganti, diuretici, cicatrizzanti dello stomaco e dell’intestino, vermifughi, enteroclismi

§ – 10.00 – 16.00 (2 ore prima o dopo i pasti) neurotonici, antireumatici, cardiotonici, epatoprotettivi, emmenagoghi, antisettici, antitussivi, antipiretici, antigottossi

§ – 20′ prima dei pasti ricostituenti, antiacidi, remineralizzanti

§ – dopo i pasti antiacidi, digestivi, sedativi, carminativi, antifermentativi, calmanti dei dolori gastrici, antisettici intestinali

§ – prima di coricarsi ipnotici, sedativi, lassativi, cardiotonici, prodotti per la circolazione del sangue

Spero che queste mie note ti siano state di aiuto nel creare un buon rapporto con le tue erbe e ti ricordo che se ti fa piacere puoi lasciare un tuo commento in fondo al post.

Buone infusioni.

© 2009 – 2020 Testo di Micaela Balice
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.

Approfondimenti: La raccolta delle erbe officinali

DISCLAIMER Nonostante antropologicamente esista la categoria di medicina popolare, questa non è da confondersi con la medicina classica. Le informazioni qui ritrovate hanno un carattere divulgativo quindi non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, veterinari, fisioterapisti, etc.).

Bibliografia:
AAVV, Le Erbe, Fabbri Ed. 1976
MESSEGUE’ MAURICE, Il mio erbario, Mondadori, 1976
POLETTI ALDO, Curarsi con le erbe, Azzurra Ed.
POMINI LUIGI, Erboristeria italiana, Minerva Medica, 2000
JEAN VALNET, Cura delle malattie con ortaggi, frutta, cereali e argilla, Giunti, Firenze, 1987

Immagini: calendula e prato fotografie originali dell’autrice. Le altre dal web royalty free.

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