Poesie sulla notte e sull’autunno

da Cenerentola balla sola, 2010

Il vento della notte
alita
tra gli applausi
degli alberi.

Notte colma di luna piena:
un seno fragrante
da cui fluisce luce,
bianca come latte
e scorre
su colline scure.

Si ritagliano figure,
appaiono pallidi rettangoli
arati.

Nevicano danzanti
fiorellini candidi
strappati dai rami
dalle carezze del vento.

Nel silenzio canta
un usignolo.

Avidamente
di tutto questo
mi riempio gli occhi.

Gelida stanza
e bianche pareti.

Un’altra lunga notte
che evita
il sonno
come un rifugio
pericoloso.

La noia
del volo notturno
di una cimice
mi ricorda
lo starnazzare
di folle
ad un supermercato.

Si arriva
all’inverno
col freddo nelle ossa
e la stanchezza
di un mancato letargo.

AUTUNNO

Sbattute le piante dal vento,
sferzate dalla pioggia,
si ritirano meste
in loro stesse.
Così faccio anch’io,
per morire un poco:
lasciar marcire il seme
con lo sguardo verso l’aurora
del prossimo sole.

Non ho voglia
di far nulla.

La noia
è l’agonia
del ticchettio eterno
di un vecchio orologio.

Voglio respirare
le ali di questo autunno
così umido
da far vergognare le ossa.

Voglio non temere
quest’acqua
che a stille
penetra dentro
a marcire le foglie.

Voglio aver fiducia
che l’eccesso di oggi
sia di nutrimento
nella carestia del domani.

La gemma marrone
pare marcire,
ma un velo di verde occhieggia:
“attendi…”.

PIOGGIA

Scivolano

piccoli diamanti
dall’odor
di freschezza.

Esistono attese
pazienti e attive:

come l’albero
che frena l’impeto della linfa
vogliosa di riaffacciarsi
dalle radici.
“Non ancora!” ordina,
annusando il gelido dell’aria,
mentre la gemma
gravida
sembra sempre
che stia per esplodere.

Esistono attese pazienti
ma attive
nell’inverno del tempo.

Quieto è il salmodiar dell’anima
tra le brume di questa nebbia autunnale
che attende il bacio
di un caldo raggio di sole
per danzare libera
dalle spire della terra
ed innalzarsi al cielo.

L’odore di terriccio traspare
sotto un letto di foglie
ed il folletto astuto
nasconde la sua tana
tra una famiglia di funghi.

Il sonno lentamente ci coglie.
L’albero ritira la sua linfa
lasciando nude
le finte braccia rinsecchite.

E io desidero accoccolarmi
nel mio caldo rifugio
per lasciar morire di me
ciò che ha già fatto il suo corso.

Poesie di Micaela Balìce, pubblicate in Cenerentola balla sola, Akkuaria, 2010.
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice, è vietata.

Libro fuori catalogo, non ordinabile. Ho ancora qualche copia disponibile. Se sei interessat* ad una copia del libro, contattami.

Recensione su Unilibro

Tutti i miei libri.

Micaela Balìce
Pedagogista con indirizzo Sociologico, Social Media Manager.
Formazione, supervisione, life coaching, social media management e consulenze per enti e privati.
Studiosa di miti e linguaggio dei simboli.


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